“Il mondo si muove e l’arte deve seguirlo”

L’ispirazione artistica di Balla, ed in generale del futurismo,  è racchiusa tutta in questa frase. Nelle sue opere ritroviamo il movimento: un cane che corre, un’auto in corsa, una bambina che gioca. L’intento è il rinnovo totale, attraverso i colori e le installazioni. Balla, infatti, non è solo pittore ma è un artista a tutto tondo, inventore di giocattoli, di scenografie teatrali. Nelle sue creazioni, a farla da padrone, sono i colori squillanti e le geometrie. Le forme ed i soggetti vanno così veloci che riconoscerli al primo sguardo è quasi impossibile. Servono occhio ed immaginazione. Serve allenare la creatività e la fantasia. Proprio come nello sport…

Rugby e futurismo

Calcio di punizione al limite dell’area. Manca un minuto alla fine delle partita.

“Devo segnare così vinceremo il campionato”. E’ quello che pensava il numero 10 mentre posizionava il pallone a ridosso dell’area avversaria. Tutto è pronto. L’arbitro fischia. Il 10 prende la rincorsa, carica il tiro e…si ritrova a terra. William Webb Ellis, suo compagno di squadra, lo aveva scaraventato a terra e adesso si dirigeva verso la porta a gran velocità. Il pallone ben saldo tra le mani, incollato al petto. Era il 1823. Era l’anno di nascita del Rugby.

Sovvertire le regole, stravolgere i canoni stabiliti, modificare la realtà. E’ quello che fece Ellis quando inventò il Rugby. E’ quello che fecero Balla, Marinetti e gli altri futuristi nel Novecento.

Il futurismo, fondato dal poeta Filippo Tommaso Marinetti, utilizzò tutti i linguaggi dell’arte: scultura, teatro, musica, moda, pittura e poesia, anche combinati insieme, in maniera rivoluzionaria. I futuristi guardavano con fastidio il passato e la tradizione, volevano il progresso, la tecnica e la scienza, amavano macchine, treni, aeroplani, si vestivano e si comportavano in modo provocatorio.

 

Realizzare fantastici gillet colorati, omini di cartone vestiti in maniera eccentrica, cappelli colorati e dalle forme stranissime.  Con Balla e i futuristi, in questo libro, se ne vedono (e se ne fanno) davvero di tutti colori.

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