Molte leggende e storie fantastiche confermano lo stupore dei suoi contemporanei e del suo stesso maestro Cimabue per la capacità di Giotto di rappresentare il mondo in modo straordinariamente realistico. Conosciamo bene, però, la sua vicenda di artista e di innovatore del linguaggio pittorico attraverso la “rivoluzione dei volumi” e la creazione di personaggi rappresentati in posture e atteggiamenti assai più naturali che in passato.

Giotto e la zanzara

Cimabue, il maestro di Giotto, aveva una piccola fobia: odiava gli insetti. Anzi, ne aveva proprio paura: temeva, infatti, di venir punto e di prendersi qualche strana malattia.

A quel tempo, a Firenze, si era diffusa una febbre molto fastidiosa, che si diceva fosse portata da una grossa zanzara che viveva sulle rive del fiume Arno. Vicino alla bottega del Cimabue non se ne erano ancora viste di queste zanzare, ma il maestro di Giotto ne aveva comunque paura e saltava in aria ad ogni insetto che entrava nello studio. Di giorno girava tutto coperto, sfidando il caldo afoso della città. Di sera si guardava continuamente in giro per scacciare tutti gli insetti che gli ronzavano attorno. Insomma: il maestro Cimabue non trovava pace e non riusciva più a lavorare. A farne le spese erano anche i suoi allievi, Giotto compreso, sempre vittima della sua agitazione e delle sue ansie.

Una domenica pomeriggio, quando lo studio era vuoto, il maestro Cimabue scese in bottega per controllare lo stato di un suo dipinto. Spinse il pesante portone e appena entrato iniziò ad urlare come un disperato. Una zanzara enorme, dal pungiglione mostruoso, si era appoggiata su una tela bianca. Il maestro, in preda al panico, prese un straccio e iniziò a dimenarlo per aria, ma quella zanzara non si muoveva, non voleva proprio saperne di volar via dallo studio. ” Che sia sorda” pensò il maestro, ma la paura era talmente tanta che non la smetteva di urlare. La moglie di Cimabue, sentendolo urlare, si precipitò in bottega:” ma che ti urli! Pensavo ci fossero i ladri! Mi hai fatto spaventare per una stupida zanzara! Ci penso io “- e diede una bella manata sulla tela. Ma l’insetto era ancora lì, intatto. “Ma questa bestiaccia non è vera,  è dipinta!” esclamò subito Cimabue – ” Giotto, me la pagherai!”

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